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AGENDA 21
Letteralmente "Programma di azioni per il XXI° secolo", documento nel quale viene esposto il programma di attuazione della Dichiarazione di Rio (UNCED) e che affronta temi che vanno dalla demografia al commercio, dal trasferimento delle tecnologie alle istituzioni internazionali, dallo sviluppo rurale agli oceani, ecc., indicando per ciascuno di essi linee d’azione che, sebbene non vincolanti sul piano legale, riflettono il consenso sostanziale dei partecipanti al Summit di Rio. Tale consenso va verso un modello di "sviluppo sostenibile" più attento alla qualità della vita e capace di mantenere un equilibrio stabile fra l’uomo e l’ecosistema, il cui patrimonio di risorse naturali e biologiche deve essere preservato per il bene delle future generazioni.
AGENDA 21 LOCALE
Un Agenda Locale può essere descritta come uno sforzo comune, all’interno di un territorio, per raggiungere il massimo del consenso tra tutti gli attori sociali riguardo la definizione e l’attuazione di un piano di azione ambientale che guardi al XXI° secolo. Il concetto di Agenda 21 Locale si riferisce dunque sia al processo di definizione degli obiettivi ambientali che al processo di costruzione delle condizioni per metterli in pratica: consenso, interesse, sinergie, risorse umane e finanziarie. Un’Agenda 21 Locale deve quindi definire la propria filosofia di fondo, le strategie, gli obiettivi, gli strumenti, le azioni, i criteri e i metodi di valutazione dei risultati. Nello stesso tempo l’Agenda 21 Locale deve essere un processo partecipativo e democratico che coinvolga tutti i settori nella sua definizione e attuazione.
AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE E PER I SERVIZI TECNICI (APAT)
L’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT) è una struttura pubblica, nata dal 2002 dall’ANPA, a sua volta istituita con la legge del 21 gennaio 1994, n. 61, che è stata emanata in seguito al referendum del 18 aprile 1993, con il quale erano state sottratte alle USL le competenze in materia di controlli ambientali. Il nuovo ente deve svolgere attività di monitoraggio, informazione, promozione e proposizione sulle tematiche ambientali che avvicinano il modello italiano a quello di analoghe strutture già operanti in altri paesi. Tra i compiti essenziali dell’ANPA rientrano: il sostegno tecnico-scientifico alle autorità amministrative; la realizzazione di una rete di informazioni sullo stato dell’ambiente; l’attuazione di controlli ispettivi; la definizione di standard di qualità ambientale; l’impulso alla ricerca di tecnologie ecocompatibili; le funzioni di segreteria tecnica del comitato competente per l’attuazione del Regolamento sull’audit ambientale (EMAS) e sull’ecolabel. La legge al tempo stesso dà mandato alle Regioni e alle Provincie autonome di istituire apposite Agenzie regionali (ARPA) e provinciali autonome (APPA), alle quali sono affidati compiti di intervento operativo sul territorio.
ANALISI AMBIENTALE PRELIMINARE
E’ il primo passo per la valutazione, il controllo e miglioramento delle performance ambientali di una organizzazione, ed è uno strumento di analisi che consente di identificare i fattori di impatto associati alle attività produttive e/o di servizio ed orientare la conseguente scelta di strumenti di valutazione più approfonditi.
AUDIT AMBIENTALE
Per audit i intende l’insieme delle attività svolte secondo apposita procedura, che consente una valutazione sistematica, documentata, periodica e obiettiva dell’efficienza dell’organizzazione e del sistema di gestione della sicurezza e dell’ambiente, anche mediante la verifica della corretta attuazione delle politiche e delle procedure operative aziendali, la verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati e l’individuazione di eventuali azioni correttive. Audit ambientali o di sicurezza possono essere svolte sia da verificatori interni all’azienda, sia da esterni, quali società di consulenza accreditate per il rilascio della certificazione o da verificatori accreditati dall’Unione europea.
BUONA PRATICA
Per buona pratica si intende un’azione che permette ad un Comune, ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale di muoversi verso forme di gestione sostenibile a livello locale, ossia di far sì che lo sviluppo sociale ed economico della stessa sia in grado di rispondere alle necessità del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie.
Le buone pratiche possono prendere sia la forma di un insieme sistematico di azioni che di piccoli interventi di carattere incrementale. Ad esempio nel settore energetico possono definirsi buone pratiche azioni e comportamenti che contribuiscono a: Ridurre l’uso delle materie prime non rinnovabili, Incrementare l’uso di fonti d’energia rinnovabili, Incentivare e incrementare il risparmio energetico, Ridurre le emissioni climalteranti, Ridurre gli impatti locali (odori, prelievi e scarichi), Innovare i processi produttivi (tecnologie alternative), Incentivare l’uso di fonti di energia pulita
CAPACITÀ PORTANTE O CAPACITÀ DI CARICO
Quantità di popolazione che un dato habitat può sostenere indefinitamente; la capacità portante del pianeta è la capacità di alimentare e sostenere la popolazione e tutte le altre forme viventi. La capacità portante è legata al concetto di sostenibilità e di equilibrio tra quantità delle risorse disponibili e consistenza/attività economica/stili di vita di una data popolazione
CAPITALE NATURALE
E’ composto dall’insieme dei sistemi naturali (mari, fiumi, foreste, fauna, flora) e dai prodotti agricoli, della pesca, della caccia, del patrimonio artistico e culturale presente in un dato territorio.
CARICO AMBIENTALE
Pressione esercitata dall’insieme dei fattori antropici presenti in un’area su una determinata risorsa ambientale
CARTA DI AALBORG
La Carta di Aalborg "Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile" elabora, nel 1994, il concetto di sostenibilità, individua le responsabilità ambientali delle città e le impegna a sviluppare politiche ed azioni positive per andare verso città sostenibili.
DANNO AMBIENTALE
Nella legislazione americana, dopo il Superfund del 1986 e l’Oil Pollution Act del 1990, si sono stabilite due diversi tipi di responsabilità per i rilasci di sostanze tossiche nell’ambiente naturale: il ripristino dei siti (il clean up) e la responsabilità residuale relativa al periodo successivo alla conclusione delle operazioni di ripristino ovvero quella collegata al danno arrecato alle risorse naturali.
Praticamente i danni ambientali sono valutati ai costi di ripristino più il valore economico dei servizi ambientali perduti per effetto del danno.
Se volessimo introdurre brevemente ai diversi metodi di calcolo del danno ambientale, potremmo affermare che questo può essere calcolato facendo riferimento a due diversi concetti: il danno inteso come mancato beneficio associato ai beni e/o servizi ambientali danneggiati; il danno inteso valutando i costi di tutela.
DPSIR MODELLO
Il modello di indicatori sviluppato in ambito EEA, ed accettato unanimemente a livello internazionale, è il DPSIR (Driving forces, Pressures, States, Impacts, Responses), basato su una struttura di relazioni casuali che legano tra loro i seguenti elementi:
- Determinanti (settori economici, attività umane);
- Pressioni (emissioni, rifiuti, ecc.);
- Stato (qualità fisiche, chimiche, biologiche);
- Impatti (su ecosistemi, salute, funzioni, fruizioni, ecc.);
- Risposte (politiche ambientali e settoriali, iniziative legislative, azioni di pianificazione, ecc.).
D: i determinanti sono i fattori di fondo che influenzano una gamma di variabili pertinenti, quali, ad esempio, il numero di automobili per abitante; la produzione industriale totale, il PIL;
P: gli indicatori di pressione descrivono le variabili che direttamente causano i problemi ambientali. Ad esempio: emissioni tossiche, emissioni di CO2, rumore causato dal traffico stradale, spazio occupato da una vettura in sosta;
S: gli indicatori di stato mostrano la condizione attuale dell'ambiente. Ad esempio: la concentrazione di piombo in aree urbane; i livelli acustici in prossimità di strade principali; la temperatura media globale;
I: gli indicatori di impatto descrivono gli effetti ultimi dei cambiamenti di stato. Ad esempio: la percentuale di bambini che soffrono di problemi sanitari causati da piombo; la mortalità da infarti provocati dalle emissioni acustiche; il numero di persone che muoiono di fame a causa delle perdite di raccolto determinate dal cambiamento di clima;
R: gli indicatori di risposta mostrano gli sforzi della società per risolvere i problemi. Ad esempio: la percentuale di automobili con marmitte catalitiche.
EFFETTI AMBIENTALI
Cambiamenti nell’ambiente, sia positivi che negativi, causati dalle attività, prodotti e/o processi di una data organizzazione. Possono essere distinti in effetti interni (riconducibili cioè alle attività svolte all’interno del perimetro del sito) ed effetti esterni (causati dalle attività svolte al di fuori del perimetro del sito, per effetto della presenza del sito stesso, come ad esempio l’emissione di inquinanti atmosferici associati alla movimentazione delle merci, persone e prodotti).
EFFETTI AMBIENTALI GLOBALI
Si tratta di quegli effetti dell’attività economica che non si presentano su scala regionale o locale ma su scala globale, mondiale: effetto serra, eutrofizzazione delle acque, acidificazione delle piogge, riduzione dello strato di ozono. La risoluzione dei problemi globali non può che essere affrontata attraverso accordi di cooperazione internazionale.
GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Si tratta di un sistema che permette di introdurre criteri ambientali nelle procedure relative all’acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni. Scopo ultimo del progetto è quello di spingere le imprese a produrre beni con migliori prestazioni ambientali, il che non può prescindere dall’ assumere il criterio fondamentale dell’eco-efficienza.
IMMISSIONI
Rilascio, in atmosfera o nei corpi idrici, e conseguente trasporto turbolento, di un inquinante nell’ambiente.
IMPATTO AMBIENTALE
Insieme degli effetti che un’opera (impianto industriale, centrale energetica, strada, ecc.) produce sul territorio circostante, provocando alterazioni o perturbazioni di singole componenti dell’ambiente o del sistema ambientale complessivo. Per realizzare opere di grande portata, è vincolante un giudizio preventivo sulla compatibilità ambientale detto VIA.
INDICATORI DI PRESTAZIONE AMBIENTALE
In analogia con il sistema di contabilità economico-finanziaria, gli indicatori ambientali riclassificano e sintetizzano i dati sugli aspetti ambientali raccolti dal sistema informativo, per fornire un quadro immediato e rappresentativo della situazione aziendale in ambito ambientale, confrontabile con il contesto temporale e territoriale in cui l’impresa è inserita e con gli obiettivi che si è prefissata.
Gli indicatori di prestazione ambientale, comunemente utilizzati dalle imprese nei rapporti, nei bilanci e nelle dichiarazioni ambientali per la comunicazione con l’esterno, possono essere classificati in quattro categorie, a seconda degli aspetti che rappresentano: indicatori di misurazione degli sforzi aziendali per il controllo e la minimizzazione degli impatti ambientali, che sintetizzano informazioni come l’entità degli investimenti effettuati, il numero di addetti dedicati, il livello di razionalizzazione gestionale e organizzativa conseguito; indicatori diretti di tipo fisico, che sintetizzano dati riguardanti tipo e livello delle emissioni inquinanti prodotte e l’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’impresa;
indicatori di relazione con il territorio, indicanti il numero di controversie, reclami o incidenti verificatisi in un determinato periodo di riferimento;
indicatori di tipo economico, che sintetizzano gli eventuali costi sostenuti per la bonifica o il ripristino di aree inquinate, per il riciclaggio di materiali o per l’eliminazione dei rifiuti.
Gli indicatori usati a fini di gestione interna e controllo degli aspetti ambientali che caratterizzano le attività aziendali si possono invece suddividere in due macro-categorie:
indicatori di performance ambientale, corrispondenti a valori quantitativi e qualitativi che valutano l’efficienza e l’efficacia aziendali nell’uso del fattore ambiente;
indicatori di impatto ambientale, che valutano gli effetti negativi sull’ambiente naturale delle attività aziendali.
Tra gli indicatori di performance ambientale si possono ulteriormente distinguere:
indicatori di processo, che valutano l’efficienza aziendale in termini di uso delle risorse naturali e di impatto sull’ambiente;
indicatori eco-finanziari, che correlano gli interventi effettuati per il miglioramento delle prestazioni ambientali con i relativi costi di gestione e investimento;
indicatori di gestione, che valutano invece la capacità dell’impresa di raggiungere gli obiettivi di prestazione ambientale in termini di mantenimento della conformità normativa, di corretta applicazione del SGA, di integrazione con le altre funzioni aziendali.
Gli indicatori di impatto ambientale possono invece essere:
di tipo fisico, per misurare il contributo delle attività aziendali al mutamento delle condizioni ambientali locali e globali;
di tipo economico, per convertire in termini economici i cambiamenti nell’ambiente naturale provocati dalle attività aziendali.
INDICATORI DI SOSTENIBILITA’
Gli indicatori di sviluppo sostenibile, per essere considerati tali, devono soddisfare quattro criteri specifici che un indicatore di sostenibilità dovrebbe soddisfare:
- rilevare eventuali cambiamenti in assetti importanti (ad esempio, risorse naturali, qualità delle acque);
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individuare fattori che potrebbero essere fonti di costi o benefici significativi per le generazioni presenti o future;
- individuare qualsiasi problema che possa essere risolto solo in un determinato periodo di anni, decadi o secoli;
-
mettere in evidenza problemi specifici per i quali esistano dei livelli-soglia oltre i quali anche piccoli cambiamenti potrebbero essere causa di effetti irreversibili.
MONITORAGGIO
Insieme delle attività svolte nel tempo, allo scopo di quantificare i parametri che indicano la qualità ambientale (ad esempio, dell’aria, dei corpi idrici, del sottosuolo).
PIANO DI AZIONE LOCALE
Rappresenta il momento centrale dell’Agenda 21 Locale e prevede: la definizione e l’articolazione dei settori di intervento e degli obiettivi generali di settore, l’individuazione dei settori di attività (driving forces) e dei fattori di pressione significativi, la predisposizione di scenari di previsione sull’evoluzione tendenziale della situazione, la definizione di obiettivi specifici (target) per le componenti ambientali e i fattori di pressione significativi, la quantificazione delle risorse economiche e delle responsabilità
POLITICA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Documento fondamentale che testimonia l’impegno del vertice dell’organizzazione aziendale a considerare la tutela dell’ambiente un elemento costitutivo della propria missione aziendale. La politica ambientale deve essere stabilita per iscritto e stabilmente riesaminata ed eventualmente corretta, comunica al personale dipendente e resa disponibile al pubblico
PRINCIPIO “CHI INQUINA PAGA”
Principio di imputazione che prevede di far assumere i costi ambientali derivanti dalla attività di produzione (le esternalità ambientali negative) al produttore. Attraverso l’adozione di tale principio si richiede al produttore di internalizzare nel prezzo del bene anche i costi ambientali sostenuti. Non si tratta pertanto di un “principio etico” o “punitivo” ma di un sistema per assegnare un prezzo alle variabili ambientali che intervengono nei processi di produzione.
PRINCIPIO PRECAUZIONALE
Articolo 3 della UN Framework Convention on Climate Change: Le Parti dovrebbero adottare delle misure precauzionali per anticipare, prevenire o minimizzare le cause del cambiamento climatico e mitigarne gli effetti negativi. In presenza di pericoli di danni seri e irreversibili, la mancanza di una piena certezza scientifica non dovrebbe essere utilizzata come ragione per posporre tali misure, considerato che le politiche e le misure relative al cambiamento climatico dovrebbero essere cost-effective per assicurare dei benefici globali al minor costo possibile.
PROGRAMMA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Una descrizione degli obiettivi e delle attività specifici dell’impresa concernenti una migliore protezione dell’ambiente
PROTOCOLLO DI KYOTO
Il Protocollo di Kyoto: è stato prodotto dalla Terza Conferenza delle Parti (COP3) tenutasi a Kyoto nel Dicembre del 1997 entrerà in vigore e sarà quindi legalmente vincolante, dopo essere stato ratificato da 55 Stati, tra cui devono essere inclusi Stati dell’Annesso I* responsabili per almeno il 55% delle emissioni totali degli Stati dell’Annesso I ad oggi è stato ratificato da un solo Paese (Romania)
L’ obiettivo: La riduzione delle emissioni globali di gas serra (CO2,CH4,N2O,HFC,PFC,SF6) del 5,2% rispetto al livello del 1990 entro il periodo 2008-2012. Per raggiungere tale obiettivo, ogni Paese dell’Annesso I ha assunto impegni di riduzione diversi in base alla struttura dell’economia nazionale, alla dotazione di risorse naturali, al contributo di ciascun gas alle emissioni totali nazionali di gas serra, all’ offerta e la domanda di energia nazionali e agli sforzi già compiuti per la riduzione delle emissioni prima del 1990. Per i Paesi dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione deve essere dell’8%, per gli Stati Uniti del 7% e per il Giappone del 6%. Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l’Ucraina è prevista la stabilizzazione delle emissioni, mentre Norvegia, Australia e Islanda possono aumentare le loro emissioni rispettivamente dell’1%, 8% e 10%. All’interno dell’UE è stata effettuata un’ulteriore ripartizione tra gli Stati membri per raggiungere la riduzione complessiva dell’8%. In tale contesto, l’Italia si impegna a ridurre le emissioni nazionali di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990.
Gli Strumenti
Misure e politiche nazionali, quali:
Incremento dell’efficienza energetica nei rilevanti settori dell’economia nazionale;
- Protezione e incremento dei ‘sink’ e riserve dei gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal; promozione di azioni di forestazione sostenibile, riforestazione e afforestazione;
- Promozione di forme di agricoltura sostenibile;
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Promozione della ricerca, lo sviluppo e l’uso di fonti di energia nuove e rinnovabili, di tecnologie per il sequestro dell’anidride carbonica e di tecnologie ecocompatibili nuove e avanzate;
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Riduzione progressiva ed eliminazione di quei fattori di distorsione dei mercati, quali incentivi fiscali, tassazione e sussidi, che favoriscono le emissioni di gas serra e introduzione di strumenti di mercato che ne incoraggino la riduzione;
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Misure atte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal nel settore dei trasporti;
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Riduzione delle emissioni di metano dalla gestione dei rifiuti e da attività di produzione, trasporto e distribuzione di energia.
QUALITA’ AMBIENTALE
Concetto che esprime il pregio ed il valore di un bene, di un'area o di qualunque elemento del sistema ambiente da un punto di vista ambientale, prima dell'introduzione di una determinata opera sul territorio e indipendentemente dai potenziali impatti che ne deriveranno.
RAPPORTO AMBIENTALE
Ai sensi dell’allegato I della direttiva 42/2001, le informazioni da fornire attraverso il rapporto ambientale riguardano:
- illustrazione di contenuti, obiettivi principali del piano o del programma e rapporto con altri pertinenti piani e programmi;
- aspetti pertinenti allo stato attuale dell’ambiente e sua evoluzione probabile senza l’esecuzione del piano o del programma;
- caratteristiche ambientali delle aree che potrebbero essere significativamente interessate;
- qualsiasi problema ambientale esistente, pertinente al piano o al programma, ivi compresi in particolare quelli relativi ad aree di particolare rilevanza ambientale, quali le zone designate ai sensi delle direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE;
- obiettivi di protezione ambientale stabiliti a livello internazionale, comunitario o dagli Stati membri, pertinenti al piano o la programma, e il modo in cui, durante la sua preparazione, si è tenuto conto di detti obiettivi e di ogni considerazione ambientale;
- possibili effetti significativi sull’ambiente, compresi aspetti quali la biodiversità, la popolazione, la salute umana, la flora e la fauna, il suolo, l’acqua, l’aria, i fattori climatici, i beni materiali, il patrimonio culturale, anche architettonico e archeologico, il paesaggio e l’interrelazione tra i suddetti fattori (gli effetti devono comprendere quelli secondari, cumulativi, sinergici, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi);
- misure previste per impedire, ridurre e compensare nel modo più completo possibile gli eventuali effetti negativi sull’ambiente generati dall’attuazione del piano o del programma;
- sintesi delle ragioni della scelta delle alternative individuate e una descrizione di come è stata effettuata la valutazione nonché le eventuali difficoltà incontrate (ad esempio carenze tecniche o mancanza di know-how) nella raccolta delle informazioni richieste;
- descrizione delle misure previste per monitorare l’attuazione del piano o programma;
- sintesi non tecnica delle informazioni di cui ai punti precedenti.
Sono fatte salve le disposizioni dell’articolo 5, paragrafi 2 e 3, che specificano i criteri di selezione dei contenuti e possibili informazioni aggiuntive.
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE
Si tratta di un rapporto ambientale territoriale, elemento conoscitivo indispensabile per il quadro diagnostico previsto dai processi di Agenda 21 Locale
REPORTING AMBIENTALE
Documento pubblico che serve ad informare circa gli sforzi, sia economici che di riduzione degli impatti, compiuti da un’impresa per migliorare uso delle risorse ambientali nei processi di produzione. E’ composto di tre parti distinte: la relazione ambientale (descrizione sintetica dell’attività svolta dall’azienda); il bilancio ambientale; le conclusioni.
La richiesta del rapporto ambientale ha ormai raggiunto dimensioni ragguardevoli, soprattutto in Nord America ed Europa, a causa della crescente richiesta di informazioni da parte dei soggetti esterni all’impresa, sulle relazioni esistenti tra essa e il suo territorio di insediamento. Rapporto (report) o bilancio ambientale sono termini spesso utilizzati indistintamente. Nei paesi anglosassoni con il termine environmental reporting si intende l’attività di informazione sul rapporto tra impresa e territorio fisico. Il rapporto ambientale è pertanto quel documento diffuso al pubblico e redatto periodicamente all’interno, per mezzo del quale l’impresa descrive le sue principali problematiche ambientali, il suo approccio strategico, la sua organizzazione per la gestione ambientale, le azioni messe in atto per la protezione ambientale e documenta, con dati statistici e indicatori, il proprio impatto (il bilancio ambientale) e gli aspetti finanziari connessi con l’ambiente (spese correnti e di investimento).
Oltre che strumento di comunicazione con i vari interlocutori dell’impresa (azionisti, finanziatori, assicuratori, opinione pubblica, gruppi ambientalisti, autorità nazionali e locali, clienti e consumatori), il rapporto ambientale (e il bilancio che esso contiene) rappresenta un elemento fondamentale per la gestione strategica della variabile ambiente, all’interno del processo di pianificazione dell’impresa.
RISORSE NATURALI
Materie prime direttamente attinte dal patrimonio naturale e che vengono successivamente immesse nel mercato allo stato grezzo o lavorate.
RISORSE NON RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale il cui utilizzo ed impiego è limitato nel tempo a causa della loro irriproducibilità (es. le risorse minerarie). Vengono anche definite come risorse esauribili.
RISORSE RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale che hanno la capacità di riprodursi o rinnovarsi.
SESTO PROGRAMMA DI AZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il nuovo programma identifica quegli aspetti dell'ambiente che devono assolutamente essere affrontati per ottenere uno sviluppo sostenibile: cambiamento climatico, uso esagerato delle risorse naturali rinnovabili e non, perdita di biodiversità, accumulo di sostanze chimiche tossiche persistenti nell'ambiente. Determina quindi gli obiettivi e i traguardi da perseguire, descrive come si intende utilizzare gli strumenti della politica ambientale comunitaria per questi fini e sottolinea la necessità di intervenire anche in altre aree politiche. Il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche e, a tal fine, è necessario cambiare il sistema di governance in modo da riuscire a conciliare gli obiettivi socio-economici con quelli ambientali e identificare le diverse vie per conseguirli.
Questo nuovo programma, pur concentrandosi sulle azioni e gli impegni che devono essere intrapresi a livello comunitario, identifica anche misure e responsabilità che spettano agli organismi nazionali, regionali e locali nonché ai diversi settori economici.
Ciò comprende la identificazione di aree tematiche prioritarie di intervento e la definizione dell’approccio strategico che definisce l'approccio politico generale ed il pacchetto di misure proposto per conseguire gli obiettivi e i traguardi ambientali.
In base agli esiti della valutazione globale e alle relazioni sullo stato e sulle tendenze dell'ambiente, il programma è stato imperniato sulle seguenti aree tematiche:
Cambiamento climatico
Obiettivo: Stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas di serra ad un livello che non generi variazioni innaturali del clima terrestre.
Natura e biodiversità: una risorsa unica da salvaguardare
Obiettivo: Proteggere e ripristinare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità nell'Unione europea e nel mondo; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento.
Ambiente e salute
Obiettivo: Ottenere una qualità dell'ambiente in virtù della quale il livello dei contaminanti di origine antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non dia adito ad impatti o a rischi significativi per la salute umana.
Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti
Obiettivo: Garantire che il consumo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell'ambiente; ottenere lo sganciamento dell'uso delle risorse dalla crescita economica mediante un significativo miglioramento dell'efficienza delle risorse, la dematerializzazione dell'economia e la prevenzione dei rifiuti.
A tutte le tematiche ambientali dovrà applicarsi un approccio strategico di seguito articolato in alcuni indirizzi prioritari:
1) Migliorare l'applicazione della normativa vigente
Occorre migliorare l'applicazione della legislazione ambientale esistente. Alla vigorosa azione legale attraverso la Corte di giustizia europea deve essere abbinato un supporto alle buone prassi e una politica di informazione pubblica nella quale, inadempienti e non, sono segnalati per nome e lodati o biasimati secondo i casi ('name, fame and shame').
2) Integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche
L'integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche va approfondita: vale a dire che tutte le iniziative politiche della Commissione devono essere analizzate a fondo in questa luce. I progressi dovranno essere misurati mediante appositi indicatori e analisi comparata.
3) Indurre il mercato a lavorare per l'ambiente
La collaborazione con il mercato attraverso le imprese e gli interessi dei consumatori contribuirà a creare modelli di produzione e consumo più sostenibili: non si tratta semplicemente di penalizzare le imprese inadempienti, ma di introdurre regimi che permettano di premiare i migliori; di informare i consumatori perché possano scegliere i prodotti più ecologici orientando così il mercato in una certa direzione; di sopprimere i sussidi pubblici a favore di pratiche nocive per l'ambiente; di incoraggiare le imprese ad innovare, magari cogliendo le opportunità offerte dall'uso, dallo sviluppo e dalla diffusione di tecnologie pulite.
4) Partecipazione dei cittadini e modifiche comportamentali
I singoli cittadini operano quotidianamente decisioni che hanno un impatto diretto o indiretto sull'ambiente: un'informazione di miglior qualità e più facilmente accessibile in materia di ambiente e di questioni pratiche contribuirà a plasmarne le opinioni e quindi ad influenzarne le decisioni.
SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE
Comprende la struttura organizzativa, le responsabilità, le procedure, i procedimenti e le risorse messi in atto per la conduzione aziendale della variabile ambiente e l’incremento dell’efficienza ambientale di un’azienda. La documentazione che descrive complessivamente il sistema di gestione ambientale e i mezzi per raggiungere gli obiettivi stabiliti è costituita dalla politica ambientale, dal manuale di gestione ambientale e dal piano di gestione ambientale.
I moderni sistemi di gestione integrano quasi sempre la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la protezione ambientale e spesso associano a queste tre variabili anche la gestione della qualità.
STAKEHOLDERS
Gli stakeholders sono i “portatori di interessi”, ovvero tutti coloro che hanno degli interessi coinvolti in una data politica pubblica. Ad esempio i sindacati, le organizzazioni non governative, il volontariato, le associazioni ambientaliste, le associazioni culturali, le autorità scolastiche, le università, le pro loco, le associazioni d’impresa, le associazioni professionali, le camere di commercio
STANDARD AMBIENTALI
Strumenti di politica ambientale adottati dall'autorità pubblica per il miglioramento della qualità dell'ambiente. In generale, uno standard è un livello di adempimento fissato dalla legge e fatto rispettare attraverso sanzioni.
Si distinguono diversi tipi di standard: - standard sulle emissioni inquinanti, che stabilisce il limite massimo consentito di emissioni inquinanti, superato il quale si è obbligati al pagamento di una multa; - standard di qualità ambientale, che fissa il limite massimo di inquinamento di un certo ambiente; - standard tecnologici, che prevedono l’adozione di una certa tecnologia
STRUMENTI DI POLITICA AMBIENTALE
Gli strumenti di politica ambientale hanno lo scopo di migliorare l’allocazione e l’uso efficiente delle risorse ambientali attraverso l’impiego di strumenti che riflettono in modo più coerente i costi sociali connessi al loro utilizzo.
Due sono le categorie di strumenti a disposizione:
strumenti comando/controllo o regolamentativi ovvero misure che hanno lo scopo di influenzare azioni di un inquinatore stabilendo norme e prescrivendo standard che devono essere soddisfatti (esempio: Standard ambientali e tecnologici) strumenti economici ovvero strumenti che modificano la valutazione dei costi e dei benefici di azioni alternative da parte degli operatori economici, con la conseguenza di condizionare il comportamento e il processo decisionale di questi agenti di modo che tra le diverse alternative disponibili vengano scelte quelle che conducono ad una situazione più desiderabile dal punto di vista ambientale (Oecd, 1989);
VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS)
Si tratta di una valutazione ambientale “a monte” dei programmi, dei piani e delle politiche al fine di garantire che tali effetti ambientali siano inclusi completamente ed affrontati in modo adeguato fin dalle prime fasi del processo decisionale e posti sullo stesso piano delle considerazioni di ordine economico e sociale”. La VAS permette una integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche di settore e può essere considerata una sollecitazione indiretta circa la definizione di obiettivi di sostenibilità e la valutazione del “senso di marcia verso la sostenibilità”.
VALUTAZIONE D’IMPATTO AMBIENTALE (VIA)
La VIA costituisce una procedura tecnico-amministrativa volta alla formulazione di un giudizio, da parte delle Autorità competenti, sulla compatibilità che una determinata azione avrà nei confronti dell’ambiente, inteso come l’insieme delle risorse naturali, delle attività umane e del patrimonio storico culturale. Tale procedura prevede l’esame, da parte dell’Autorità competente, di uno studio di impatto ambientale predisposto da colui che propone l’opera in progetto. Un aspetto molto importante di questa procedura è la consultazione del pubblico, attraverso un’inchiesta, che vede la partecipazione delle comunità interessate a un determinato progetto pubblico o privato. Questo tipo di valutazione preventiva ha avuto origine negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta e si è in seguito diffuso in altri paesi industrializzati. In ambito comunitario la materia è stata regolamentata con la direttiva 85/337/CEE (modificata dalla Dir. n. 97/11/CE). Tuttavia, ad oltre 13 anni di distanza, tale direttiva non è stata compiutamente recepita in ambito nazionale in quanto, in materia, vige ancora una disciplina transitoria (dettata con i D.P.C.M. del 10.8.88 e del 27.12.88) cui si è aggiunta una moltitudine di provvedimenti, volti ad estendere la procedura a diversi settori (ad esempio, la VIA concernente la ricerca e coltivazione di idrocarburi, è regolamentata dal D.P.R. n. 526/94). Attualmente è all’esame del Parlamento un disegno di legge di recepimento organico della normativa comunitaria cui si è fatto cenno.
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